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Paragrafo 6 . Rivolte e conflitti sociali.
     
La   crisi   agricola,  il  crollo  demografico  e  le  trasformazioni
economiche  conseguenti,  unite a guerre e  a  particolari  situazioni
politiche e religiose, determinarono in Europa una serie di rivolte  e
tumulti  che  sconvolsero molte campagne e citt. Nelle  campagne,  la
popolazione rurale, sottoposta da secoli allo sfruttamento  signorile,
aveva  pi volte dato vita a sommosse; intorno alla met del Trecento,
quando i proprietari terrieri cercarono di scaricare sui contadini  il
peso  della crisi e gli stati cominciarono ad esercitare una pi forte
pressione  fiscale,  il  fenomeno assunse dimensioni  mai  viste:  gli
scontri  si  fecero ripetuti, estesi e violenti, e coinvolsero  sia  i
contadini  poveri,  esasperati dalla miseria e  dall'oppressione,  sia
quelli agiati, che cercavano di avvantaggiarsi ulteriormente.
     
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     Fra  le rivolte contadine che insanguinarono il continente la pi
nota  e  cruenta  fu  senza  dubbio quella che  sconvolse  la  Francia
settentrionale durante la guerra dei Cent'anni, un lungo conflitto tra
Francia e Inghilterra (1337-1453, vedi capitolo Undici, paragrafo  1).
Dileggiati dai nobili - con il soprannome di Jacques Bonhomme (Giacomo
Buonuomo),  da  cui  il  nome di jacquerie  dato  al  movimento  -  ed
esasperati  dalle  precarie  condizioni sociali  e  dalle  imposizioni
fiscali  dovute  alla guerra in corso, i contadini di  alcune  regioni
della  Francia  settentrionale si sollevarono nel 1358.  Approfittando
della  momentanea  debolezza della monarchia e delle  autorit  in  un
momento  in  cui le sorti della guerra erano favorevoli agli  inglesi,
uccisero  i  loro padroni e ne depredarono le propriet; ma  in  breve
tempo i nobili riuscirono a riorganizzarsi e a reagire, costituendo un
potente esercito che non concesse scampo ai rivoltosi, infierendo  poi
con ferocia su di essi e sulle loro famiglie.
     Sicuramente  accelerata  dalla  guerra  contro  la   Francia,   e
motivata  dalle  stesse  ragioni antifiscali che  avevano  animato  la
jacquerie,  nel 1381 scoppi in Inghilterra una rivolta che  coinvolse
numerose  classi  sociali rurali ed urbane:  i  contadini  agiati  che
aspiravano a migliorare le proprie condizioni economiche e sociali,  i
braccianti oppressi e sfruttati dalla nobilt rurale, i tessitori  che
chiedevano  salari  pi  alti e libert di  organizzazione.  Originata
dunque  da  motivi  di  ordine politico ed  economico,  che  trovarono
espressione  in  un  leader come Wat Tyler, il  quale  arriv  con  un
esercito  di  contadini a conquistare e depredare  la  stessa  Londra,
l'insurrezione   trasse   un  notevole  impulso   dalla   predicazione
religiosa, che ebbe il suo principale animatore in John Ball, il quale
incitava  il popolo alla lotta per l'uguaglianza economica e  sociale,
presentandola  come  rispondente alla volont  divina  espressa  nella
Bibbia.  Dopo  alcuni  iniziali successi la  rivolta  venne  duramente
soffocata e lo stesso John Ball fin sul patibolo.
     Nei  fiorenti  centri urbani come le Fiandre e  l'Italia  centro-
settentrionale,  lo  scontro  sociale si  verific  soprattutto  nelle
citt,  dove  una sempre pi forte oligarchia mercantile  deteneva  il
potere,  gestendo l'economia e l'amministrazione a proprio  vantaggio.
Nei grandi centri commerciali come Gand e Firenze furono le maestranze
inferiori  a rivoltarsi alla prepotenza delle categorie pi influenti.
Una  delle pi note rivolte urbane scoppi a Firenze nel 1378. Qui  la
tensione  sociale  era  particolarmente forte  in  un  settore  vitale
dell'economia cittadina: quello della produzione laniera;  questo  era
sottoposto  all'egemonia  di un ristretto  gruppo  di  mercanti  e  di
tessitori,  mentre alcune categorie di lavoratori, per altro  alquanto
numerose,  come  i  tintori,  i  farsettai,  cio  gli  addetti   alle
confezioni,  e i ciompi, ossia gli operai salariati senza  particolare
qualifica, erano esclusi perfino dalla associazione professionale. Nel
luglio  del  1378  questi lavoratori insorsero  rivendicando  maggiore
potere sia all'interno della corporazione che nel governo della citt.
Ottennero la costituzione di tre nuove arti - quelle dei tintori,  dei
farsettai  e  dei ciompi - e l'estensione ad esse e a tutte  le  altre
arti minori del diritto di eleggere le massime cariche dello stato. Ma
le   divisioni  interne  ai  rivoltosi,  l'ostilit  dei  mercanti   e
l'indifferenza  delle  campagne riportarono in  pochi  anni  tutto  il
potere nelle mani dell'oligarchia mercantile.
